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Franco Vincenza

Franco  Vincenza

Nata in Puglia,  da alcuni  anni vive  nel  capoluogo  emiliano dove  ha trovato la giusta dimensione per  esprimere    la sua grande  passione  per  l’arte sia,  quella musicale -poichè  canta in un noto gruppo  che si dedica al genere Gospel-  sia, quella visiva che negli  ultimissimi anni ha perfezionato attraverso  una tecnica  espressiva particolare e piuttosto  rara:  l’encausto.

I suoi esordi da  pittrice  l’hanno condotta, dapprima,  verso  generi legati  all’uso  dell’acquerello ma in seguito, ha  voluto  approfondire le   nozioni frequentando  maestri  d’arte  che l’ hanno resa  conscia  delle proprie doti   nel  cimentarsi  con   tecniche sofisticate  come  il fumage (o tecnica  del  fuoco),  ideata dal maestro Steven Spazuk, o l’Ebru,  antichissimo metodo orientale, di pittura sull’acqua, o ancor  più in particolare,   l’encausto, attualmente   utilizzato  da Vincenza Franco  per esprimere appieno, la sua   vena  creativa.

Si tratta di un ingegnoso sistema  d’uso della cera  naturale (solitamente d’api) a  caldo,  mischiata a colore.

Una tecnica affascinante, remotissima, molto  usata soprattutto a Pompei,  che serviva a ravvivare le policromie  del  legno o del marmo; oggi, la si  può praticare  anche  sulla tela ma, nel  caso  di   Vincenza  Franco,  il materiale  di  supporto  prescelto,  è carta patinata, spessa, di pregiata qualità.

Solitamente con un pennello o una spatola, si stende   il colore mischiato  alla  cera, quindi  si procede con  un cautere   per fissarlo a caldo,  sopra al  supporto ma lo  stile  della pittrice pugliese, la conduce a lavorare solo con il cautere, attrezzo  che le permette  una  fluidità nei cromatismi,   che scivolano in apparente scioltezza, sul supporto cartaceo.

Quando, però, si  osserva   la  campitura, ci si  accorge che  la mano sapiente dell’artista, guida ogni movimento della linea, della forma/informe che    assume, infine,    un aspetto  definito,  generalmente astratto,  ma   crea un’armonia e una sorta  di uniformità, un ‘disordine-ordinato’  che lascia  trapelare il  libero linguaggio  del  sè,  del proprio sentire e fluire di  impressioni, sensazioni, emozioni  simultanee, istintive, mai  mediate,  mai studiate o preparate a priori.

Sono  libere alchimie che la forma mentis   dell’artista riceve dalla profondità del proprio IO   e  sotto la guida  di un  ‘daimon‘  creativo,  lo comunica  al mondo circostante, con gioia o  con dolore, a seconda del  vissuto  in  un preciso arco temporale in cui l’opera prende vita.

Dalle parole  di  Enza Franco  “Attraverso la pittura  raggiungo  la mia  anima per toccare la tua. In uno stato di flusso, dipingo ciò che sento e non ciò che vedo e che già esiste“.

( Testo  di A.R.D.  2022)

 


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