Il CORPO FEMMINILE NELL’ARTE. Dalle origini ai nostri giorni

Composizione di Nudi della pittrice Anna Malverdi (Elaborazione digitale by A.R.D.)

L’arte realizzata dall’ umanità può essere definibile come la concretizzazione di un’idea estetica, scaturita dalla mente di un artista.

Per quanto concerne la donna in quanto tale, stare in armonia con il proprio corpo costituisce quasi sempre, o almeno molto spesso, un valore essenziale per un benessere fisico e psicologico, ma può diventare un’ imposizione quando la società esiga canoni estetici mutevoli, a volte capricciosi, a cui ci si adegua per riuscire a muoversi più agevolmente nell’ambiente circostante.

Prima di tutto bisognerebbe chiedersi cosa sia la bellezza in quanto idea.
Sappiamo bene, che i modelli estetici sono cambiati nel corso dei secoli.
Ecco allora che anche nel mondo dell’arte (specchio ideale del mondo reale) la donna veniva rappresentata con canoni assimilabili continuamente, a mode o ideologie,ad usi e costumi.
Tali canoni subirono diverse trasformazioni anche in scultura, pittura e in tutte le forme d’arte che si succedettero, a seconda di vari tipi di società.

Se ad esempio, osserviamo quelle primitive, in ogni parte del mondo,indistintamente, l’ archeologia ci mostra ritrovamenti di piccole statue che raffigurano la dea madre terra o altri generi di divinità giunoniche, abbondanti nelle loro fattezze: sono il simbolo dell’opulenza della natura, in tutta la sua abbondanza di doni e frutti che esaltano la vita.

Grande Madre Opera di Martina Santarsiero. Olio su tela

Successivamente, in Egitto, a Babilonia (nell’odierno Iraq) e nelle civiltà orientali, molti secoli prima di Cristo, troviamo invece, una rappresentazione della donna più simile ai canoni estetici che ci appartengono (figure filiformi, eleganti, agghindate con raffinati gioielli ed abiti aderenti che avvolgono perfette silhouettes).

Profezia. Opera
di Mariquita (Irene Manente) Acrilico su tela

Nell’antica Grecia e a Roma la figura umana nell’arte, doveva riflettere non solo le qualità fisiche ma anche quelle ‘morali’. Tale concetto viene identificato con l’espressione Kalòs kai agathòs (bello e buono), principio che coinvolge le sfere dell’estetica e dell’etica (non intesa nel senso di ‘generosità’ o ‘correttezza morale’ ma come ‘prestanza e capacità’; nella figura femminile, invece, significa ‘esteticamente armoniosa’ e degna del rango a cui appartiene.

Durante il medioevo, in Occidente la bellezza è quella degli Svevi e dei Normanni: biondi, con occhi e carnagione chiari, segno di pregio nei poemi cavallereschi; le donne schiariscono i capelli con tinture e preparano cosmetici per sbiancare la pelle ma né la Chiesa né il mondo della satira, apprezzano tali usanze perché sinonimo di leggerezza di costumi, civetteria e soprattutto esaltazione del ceto nobiliare feudale.
Nel Rinascimento si valorizzano l’armonia e la grazia- come nelle figure femminili di Botticelli- e la donna diventa simbolo di amore eterno e puro. Dunque, anche le forme del suo corpo sono morbide ed avvolgenti. È un momento culturale molto florido e ciò si riflette anche nei costumi. Si racconta che in questo periodo uomini e donne delle più alte fasce sociali ricorressero, addirittura, a diete ingrassanti pur di essere ‘alla moda’.

Ritratto di Eleonora d’Asburgo. Opera di J.Van Cleve. 1530 (Kunsthistorisches Museum)

Nel Seicento a Roma sorge lo stile Barocco portando in Europa, un’epoca dedita alla concezione dell’arte come valorizzazione religiosa: spesso anche nei quadri, sul fondo scuro spicca una luce più forte che illumina i personaggi (caratteristica tipica di Caravaggio).
Ora la donna viene rappresentata non più come ideale di bellezza estetica sublimata ma è calata in un contesto realistico che non disdegna di raffigurarne tanto il ceto sociale- sia che si tratti di un’ aristocratica, sia che si tratti di una mendicante- quanto le imperfezioni fisiche.
La sua pelle, poi, non è più solo di perfetto candore ma finalmente, si raffigurano le varie tonalità e i suoi capelli, addirittura, in certe rappresentazioni evidenziano persino i pidocchi, spesso presenti nella realtà di quell’epoca in cui non si praticavano abluzioni integrali quotidiane.
Ad ogni modo, sarà il Settecento il secolo di cosmetici, belletti, pizzi e trine e il corpo femminile, anche nelle rappresentazioni artistiche, ricco di ninnoli, ornamenti, attorniato da cagnolini da compagnia, lacchè incipriati e leziosità di ogni tipo per essere, però, soppiantati, nel secolo successivo, dall’avvento della rivoluzione industriale e di una nuova, conseguente, ricchezza derivante dalla produttività.

Nell’Ottocento-come pure in tutta la prima parte del Novecento- da un lato, si esalta la vita agreste, romanticamente rappresentata e dall’altro, un’idea di donna distinta e raffinata ma ben diversa rispetto al XVIII° secolo; ora è una fèmme fatale, provocante charmeuse (pensiamo ad esempio alle donne liberty di Klimt o a quelle dei salotti alto-borghesi del periodo Deco: donne slanciate, eleganti nei modi e nelle pose, i capelli perfetti nei loro caschetti lisci e cortissimi oppure con chignon dai fermagli incastonati di brillanti.

Klimt Obession.Opera di Anna Rita Barbieri. Olio su tela

Poco dopo, però, le tragedie delle due guerre mondiali cambiano di nuovo la realtà e con essa, ancora una volta, si modifica la rappresentazione artistica.

Ora la dissoluzione del corpo prevale in moltissime opere, sia scultoree che pittoriche. E’ carne dilaniata, svuotata di senso o resa oggetto. Certo, la realtà della guerra incide profondamente sulle produzioni artistiche che diventano lo specchio deformante di un’ amara realtà: l’annullamento del corpo come espressione di assenza di vitalità.
La metafisica di De Chirico, il Cubismo di Picasso, il concetto di scomposizione delle figure -quindi anche della fisicità femminile, ormai priva del precedente significato di bellezza che sta lì apposta per essere ammirata- puntano ad una idea di estetica che studia l’aspetto interiore dell’essere umano, i suoi meandri più profondi, reconditi, oscuri.

Ragazza sdraiata. Opera di Gabriele Donelli. Acrilico e pastello su cartoncino

Così, ad un certo punto, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, culmina il successo dell’ Astrattismo e la figura di per sé, perde spessore per dare spazio all’ IDEA dell’ oggetto e non più all’oggetto stesso. Anche il corpo femminile viene narrato come attraverso una finestra dai vetri zigrinati, in cui compaiono ombre o lampi di luce, trasfiguranti gli oggetti che guardiamo: ed ecco che l’occhio percepisce immagini che non sono più reali, ma ci appaiono, filtrate e travisate attraverso il vetro.
In quegli anni dunque, l’arte si pose un quesito: la realtà è quella che è o quella che vediamo?
Partendo proprio da ciò, tra gli anni Settanta e il nuovo millennio, l’arte contemporanea si è evoluta, naturalmente assieme a nuovi modi di rappresentare la fisicità, con un notevole contributo fornito da varie modifiche sociologiche ed economiche, ma pure da moda, cinema e spettacolo.
Nascono anche le performances, esibizioni artistiche da cui scaturisce una nuova forma creativa che assumerà il nome di Body Art.
Gina Pane e Marina Abramovic ed altre divengono performers della Body art: agiscono attraverso eventi che vogliono portare all’attenzione certe problematiche vicine al loro essere donne, ma anche e soprattutto, affrontano il tema del corpo e della sua riduzione ad oggetto.

Per condannare la diffusione degli interventi estetici un’ artista internazionale come Orlan, ricorre pesantemente a questa stessa chirurgia, modificando più volte, il proprio volto che diviene il supporto di tante sue sperimentazioni creative per parlare, proprio, del dramma della mancanza d’ identità.
D’altro canto, con uno stile pacato e rivolto al confronto con le tecnologie fotografiche, all’inizio del nuovo millennio si è ampiamente sviluppato l’ Iperrealismo, un genere nato negli Stati Uniti, attorno agli anni Settanta, in cui il soggetto- e ovviamente anche la donna- viene raffigurato nella sua visualizzazione iper-reale, ossia con l’intento di esaltare, in modo quasi maniacale ( in una sorta di duello tra la maestria della mano del pittore e la perfezione della macchina fotografica) la realtà dell’ oggetto- o del soggetto- raffigurato.

Libera. Opera di Stefania Russo. Olio e scagliola su tela

Qualunque forma possa assumere l’arte del futuro, la bellezza del corpo femminile è da sempre un leit-motiv ispiratore d’ idee, nonostante i clichè.
La nuova era transgender creerà nuovi modi di rappresentare la figura umana che non sarà più, soltanto maschile o femminile, ma anche mista.
Auspichiamo, soltanto, che il futuro non ci riservi nuovi clichè, in cui il ‘maschile divenuto femminile’ non si metta a dominare sul resto del mondo delle donne, sia quello ‘tradizionale’ che quello ‘femminile divenuto maschile’.
Chissà che nelle mescolanze non si giunga alla parità? Nel dubbio… chi vivrà vedrà.

Sentimenti felini. Opera di Muryan (Pasquale Celano).Olio su tela

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Anna Rita Delucca
Anna Rita Delucca
Curatrice mostre Storica dell’arte Scrittrice Articolista Promotrice arte. Nel 2012 ha fondato l’associazione arte e cultura La Corte di Felsina nella città di Bologna

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