L’ acquerello nel Rinascimento

'Natura morta nel paesaggio' Patrizia Pacini Laurenti Acquerello 2018

Il fascino della pittura ad acqua, con la sua delicata brillantezza ed evanescenza, consiste proprio nel suo leggero e quasi impalpabile effetto scenico.

Se n’erano accorti anche gli antichi: seppure il termine “acquerello” sia comparso solo nel XVIII secolo d.C., la trasparenza e gli effetti luminosi che si potevano ottenere con la pittura ad acqua, vennero raffigurati sin dai tempi più remoti, basti pensare alla pittura d’affresco che si realizzava già, in epoca romana.
Per gli artisti, si tratta di una vera e propria sfida nella quale occorre abilità ad adottare decisioni rapide ed efficaci, a causa dell’estrema fluidità che caratterizza il pigmento medesimo.

In antichità per realizzare i colori ad acqua si usavano pigmenti (spesso ricavati da minerali) finemente macinati, mescolati con un legante e diluiti in acqua; oggi si trovano già pronti, dunque risulta tutto più semplificato.

L’uso tecnico del vero e proprio acquerello venne praticato in un epoca relativamente recente: di fatto si tratta di colori diluiti con acqua e distesi in velature fluidissime, anche ripetute, usando come fondo bianco quello stesso della carta e perciò, non va confuso con i procedimenti tipici della gouache che invece, è più coprente e corposa.

Poiché la caratteristica di un buon acquerello è data tanto dall’estrema “leggerezza” della raffigurazione scenica, quanto dalla sua immediatezza espressiva, dal Rinascimento in poi divenne strumento essenziale per gli studi preparatòri delle opere principali o per quelle di grandi dimensioni.
Un esempio d’eccellenza è dato da Leonardo Da Vinci che eseguì innumerevoli disegni e bozzetti, non solo per le sue opere di ampio formato ma anche per straordinari studi e progetti d’ingegneria o ancora, per quelli naturalistici che realizzò durante l’arco della vita; infatti in quest’ epoca l’acquerello veniva utilizzato anche a tale scopo.

Disegno architettonico di Leonardo da Vinci
(Su ‘Storia dell’arte’, V De Agostini,1977)

Gli agrimensori, per misurare le aree dei terreni da coltivare, eseguivano disegni con chine che poi, acquerellavano con vari colori per distinguere tra loro, gli appezzamenti e le proprietà; ne nacquero così, bellissime mappe cartografiche (cabrei) che oggi si conservano nei musei come vere e proprie opere d’arte.

Cabreo del territorio italiano (Particolare)

Nel Rinascimento, quando la scienza cominciò ad assumere una certa importanza effettiva, molti furono gli artisti che eseguirono acquerelli dal vivo, per lo studio diretto del paesaggio e della natura: uno tra i più noti è Albrecht Durer il quale visse tra la fine del Quattrocento e il 1528; durante i suoi viaggi realizzava bellissimi paesaggi, raffigurava piante e animali e li dipingeva proprio, con la tecnica dell’acquerello che, per le sue peculiari caratteristiche, gli permetteva anche di dipingere all’aperto.
In tal modo l’artista tedesco, poté sperimentare a fondo le potenzialità della pittura ad acqua, come sistema esecutivo autonomo anticipando perciò di ben due secoli, molti altri artisti perché solo in seguito, l’acquerello cominciò ad essere considerato una tecnica espressiva a se stante e ciò non accadde prima del ‘700.

‘Il diluvio’
Albrecht Durer
(su ‘Storia dell’arte’VI, De Agostini,1977)

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Anna Rita Delucca
Anna Rita Delucca
Curatrice mostre Storica dell’arte Scrittrice Articolista Promotrice arte. Nel 2012 ha fondato l’associazione arte e cultura La Corte di Felsina nella città di Bologna

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