Luisa Bergamini, nata a Camposanto (Mo), diplomatasi presso l’Istituto Magistrale ha compiuto successivamente studi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Vive e lavora a Bologna. In trent’anni di attività artistica il suo lavoro, rivolto alla fine degli anni 70 al nudo femminile, espresso nella forma più libera, si è orientato, nei primi anni ’80, verso la ricerca sulla Pittura Informale.

L’analisi del “ Contenitore” è sempre stato il denominatore comune della sua opera, essendo l’artista affascinata e coinvolta nel considerare questo oggetto come un crogiolo contenente il magma delle umane emozioni.  Iniziava così, attraverso fuoriuscite di materiali indistinti e contorti, la presenza di questo contenitore, più o meno leggibile, che emanava rigurgiti di memorie, tensioni, lacerazioni del vissuto umano. Questo contenitore, dopo il 1987, si trasformava in una forma ovoidale, a simboleggiare il massimo dei contenitori che si possano reperire: generatore di vita l’uovo, infatti, poteva sviluppare una creatura che, nel suo DNA , si portava dietro tutta la storia propria e di chi l’aveva preceduta. A questo periodo ha fatto seguito un Informale Materico che risentiva certamente del fascino di Burri, perseguendo sempre l’intento della visitazione interiore : l’esplorazione avveniva ora nelle viscere umane, contemporaneamente alle viscere della terra. Colori terrosi, sanguigni, grigi di cementi, carte incollate e compresse, stratificazioni e lacerazioni, in perfetta fusione, ancora intesi come  “contenuti “.

La visitazione magmatica aveva assunto la connotazione di purezza e linearità offerta dalla ideazione del “ modello “ elemento prima di legno, poi candido e puro di carta, con impressi tagli sartoriali, a volte sfogliabile come un libro, a volte inserito in teche.

In seguito le teche, divenute cassetti veri, allestiti con varie profondità di aperture alla parete, fotografati, poi scontornati in dimensione reale, vengono esposti come fotografie, ricreando l’effetto iniziale, con l’ombreggiatura realizzata sulla parete stessa di esposizione. Cassetti, aperti, socchiusi o chiusi, mantengono intatta la loro dose di memorie, contenitori di sogni e aspirazioni, celate o espresse ( chiusura o apertura ).

L’idea del modello  suggeriva l’alleggerimento dalla ferita di proporsi sempre nuovi nel quotidiano, ricorrendo perciò a schemi più rassicuranti (il modello, quindi )per adeguarsi a questi e non scontrarsi con una realtà impegnativa ed ingombrante.

Sottratte alla profanazione, candide e intonse, inserite in queste scatole atte a proteggerle quasi dalla vista e dal tatto del fruitore, per spingerlo piuttosto ad entrare egli stesso nella teca, per coinvolgersi in un gioco di sacralizzazione. In questo momento nascono, con gli stessi tagli, i “ Libri d’Artista” esposti e collocati in svariati Archivi e Mostre.

Nell’anno 2005 entra a far parte del Gruppo Artisti Iperspazialisti – Viaggiatori del Futuro.

Espressione della sua personale poetica  sono i ‘Moduli Sartoriali’ da lei definiti  Modelli, sagome utilizzate per creare gli abiti  che indossiamo, essi pure Contenitori  del  nostro  Ego ,che cerchiamo di  nascondere attraverso  gli indumenti, manifestando  solamente ciò che vogliamo, quadi  una maschera, per timore di apparire nella nostra nudità psicologica che siamo impegnati  a celare per preservarci  dalla curiosità e rassicurarci  nel  sentirci inviolabili.

L’artista nel suo studio
  (Foto di A.R.D.)

EVANGELIZARE PAUPERIBUS MISIT ME (Foto di A.R.D.)
Mi ha mandato a evangelizzare i poveri
(Bassorilievo nella chiesa ‘Madonna della Fiducia’, Bologna)

L’ artista presso la chiesa dov’ è esposta la sua opera scultorea (Foto di A.R.D,)

Una stazione della’ Via Crucis’ -Madonna della Fiducia. Bo (Foto di A.R.D.)

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